Guskin è un nome che viene dal passato, dall’antica Mesopotamia dalla quale ebbero origine le civiltà del Mediterraneo.
Conosciuto dai testi neo sumerici ( III dinastia di Ur, fine III millennio a.C.) Guskin rappresentava il dio dell’oro.
La passione per le antiche civiltà ci ha portato a rivisitare i monili e le relative tecniche quali: sbalzo, cesello e granulazione.
Senza però dimenticare la nostra cultura, abbiamo dato vita a gioielli unici per forme e accostamenti tra materiali
preziosi e poveri: oro, argento, rame, bronzo, madreperla e cuoio convivono e si completano a vicenda.
In Sardegna arte e gioielli hanno da sempre segnato il cammino dell’uomo, questa ricerca del passato
nasce dall’esigenza di recuperare l’utilizzo di questi preziosi monili cogliendone i messaggi, le forme i colori e i simboli.
Il disegno, il gusto del pezzo unico, la rigorosa procedura manuale sono oggi i nostri caratteri di distinzione.

I nostri gioielli vengono accompagnati da una garanzia
con acquarello che ritrae il monile, correlato infine da una breve descrizione della simbologia rappresentata.


martedì 10 gennaio 2012

Collezione Vaidanos

collezione VAIDANOS. centrali in argento ossidato e oro.

Guskin Gioielli in collaborazione con  SIMONE & GIORDANO LOI





Sor Vaidanos de sa enna 'e s’anima

I guardiani della porta dell’anima



Sos anticos nostros zoviàna a locos nodidos

po s’illeviare s’anima

donande omines de brundzu

e barcas po viazzare

Sas prendas nostras cheren zuttas i sa enna ‘e s’anima po ti dare

ortza e serenidade.

Salvatore Loi


I nostri avi si raccoglievano in luoghi sacri

per alleggerire l’anima

donando uomini di bronzo

e vascelli per navigare

I nostri gioielli s’indossano sulla porta dell’anima

per infondere forza e tranquillità.



I Vaidanos provengono da lontano. E del tempo antico, in cui inizia il nostro sentire, sprigionano l’abbagliante energia, intessuta di terra, di vento, di acqua.

Sono guerrieri e sciamani, forti e sapienti, chiamati a proteggere, a custodire l’essenza della vita.

Racchiudono in sé la potente simbologia della civiltà nuragica: riproducono volti e gesti degli uomini di bronzo e vi uniscono la forma sacra e difensiva della lama.

Già presente nelle statue-menhir dell’età prenuragica, dove ricorre nell’immagine virile di un’arma a doppio pugnale incisa nella pietra antropomorfa all’altezza della cintura, il simbolo della lama resta infatti a connotare il popolo dei Sardi anche nell’età successiva: come pugnale ad elsa gammata, addosso agli eroi scolpiti, o come spada votiva a coronare i luoghi di culto.

La lama dei Vaidanos non ferisce. Congiunta allo sguardo moltiplicato del guerriero e alla sua lucente armatura, protegge il luogo sacro dell’anima dalle forze oscure che minacciano di entrarvi. È un’arma di difesa, posta a custodia della porta che conduce alla dimensione più profonda.

Guardiani dello spirito, i Vaidanos vegliano dinanzi a sa enna ‘e s’anima, luogo fragile del respiro vitale, dell’emozione. Indossati a sfiorare il punto, appena sotto lo sterno, dove gli antichi collocavano la porta d’ingresso all’interiorità dell’uomo, come combattenti risoluti impediscono l’entrata del male e dell’affanno. Memori del valore apotropaico delle figure di bronzo – ex voto e simulacro sostitutivo della persona –, i Vaidanos preservano la purezza e la quiete del cuore, lasciano limpido l’orizzonte dei sentimenti. Proteggono dalle ombre, dalla tristezza, dall’energia negativa.

Forse già prefigurata nella falsa porta rinviante alla dimensione dell’oltre – incisa in uno dei menhir femminili, tra il petto ed il ventre, e nelle pareti delle domus de janas –, sa enna ‘e s’anima è da sempre apertura verso il fondo ultimo, verso l’essenza autentica e immortale, verso quel centro propulsivo di vita che risiede nello spirito di ciascuno e nello stesso tempo partecipa di un senso più alto, più ampio dell’esistenza terrena, per il quale gli antichi costruivano passaggi simbolici, false porte scavate nella roccia che non lasciano intravedere cosa vi è dall’altra parte, ma solo appena sentirlo attraverso il veicolo magico dell’intuizione e della comunicazione interiore.

I Vaidanos, custodi del tempio sacro della psiche, sono amuleti carichi di forza.

Guerrieri tesi nella forma del pugnale.

Vengono da lontano, dal tempo mitico delle stelle, dei monumenti di pietra, del culto delle acque e della fertilità naturale.

Hanno i bagliori turchesi dell’argento, poiché vasta e profonda come il mare è l’anima che proteggono.

Hanno la luce dell’oro, poiché della terra sarda calda di sole e di vento trattengono il mistero.



Roberta Sale






Vaidanu Mannu, centrale in argento ossidato, filigrana e dischi in oro.





Vaidanos, centrali in argento ossidato.






Vaidanu Gherradore, centrale in argento ossidato.





Vaidonu, centrale in argento ossidato con disco in oro.







Vaidonu Pugilatore Dorgalese centrale in oro che si ispira ad un bronzetto nuragico ritrovato nei pressi di Nuraghe Mannu a Cala Gonone.







Vaidanos, centrali in oro.

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